DOMANDE FREQUENTI

Questa pagina è dedicata a tutti coloro che hanno domande o cercano risposte riguardo il nostro lavoro o gli argomenti che principalmente trattiamo, come: acustica, insonorizzazione, sale di registrazione, materiali fonoassorbenti, ecc….

Alcuni dei contenuti che leggerai sono stati presi dalla rivista di settore Broadcast & Production (testata di riferimento nel settore dell’emittenza radiofonica e televisiva e della produzione e post-produzione audiovisiva in Italia).

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SM lavora per i privati?

Sì, SM realizza interventi grandi e piccoli, mette a disposizione la propria esperienza anche ai privati cittadini per migliorare la qualità della loro vita.
L’insonorizzazione è diventata un tema importante perché è legata alla privacy dei momenti di riposo, soprattutto alla luce di una sovente sottovalutazione da parte dell’edilizia e di un generale aumento dell’inquinamento acustico.
Essa può essere quindi vista come un investimento (invisibile ma “ascoltabile”) volto a migliorare la propria vita in casa e anche ad innalzare il valore del proprio immobile.

Posso migliorare l'acustica casalinga?

La correzione acustica è entrata ormai nel quotidiano e data l’ampia disponibilità di tecnologie audio-video di ottimo livello, sempre più persone vogliono gustare suoni di qualità. SM offre numerosi materiali di nuova concezione e diverse soluzioni per potenziare ulteriormente l’esperienza dell’ascolto. La corsa all’elettronica ha fatto purtroppo dimenticare che un impianto di alto livello in una stanza non “trattata” suona peggio di uno di medio livello in una stanza dove i concetti sono stati rispettati i concetti dell’acustica.

Eseguiamo numerose ristrutturazioni civili e commerciali e questo ci permette di dare sempre un’attenzione particolare agli aspetti estetici e funzionali delle nostre opere, confrontandoci sempre con il cliente per soddisfare al meglio le sue esigenze.

Nella zona uffici abbiamo problemi di rumore interno, che soluzioni ci sono?

Anche negli uffici la Fisica Acustica può aiutare a migliorare la qualità della vita, del lavoro e quindi la produttività. La tecnica e l’estetica dei materiali di finitura ha fatto passi da gigante, siamo dunque in grado di offrire numerose soluzioni, ovviamente per tutte le esigenze di gusto e di budget.

Alcuni esempi di nostri interventi tipici:
– Creazione di zone a privacy superiore: tramite nuove pareti, il potenziamento di quelle esistenti e la creazione di setti acustici si può diminuire la rumorosità degli uffici e degli open space.
– Abbassamento del brusio: miglioriamo l’intelligibilità delle parole in sale riunioni, aule e sale conferenza, che non siano state trattate adeguatamente.

Come posizionare una coppia di casse acustiche (negli studi i monitors) per avere il miglior ascolto stereo?

Per ottimizzare l’ascolto stereofonico, se la tipologia delle casse acustiche lo consente (controllare il manuale tecnico per avere conferma), si consiglia di tenerle a più di 2 metri l’una dall’altra e di puntare i coni verso l’ascoltatore, così da curare che il triangolo composto dalle due sorgenti e dalla testa di chi ascolta sia equilatero (se necessario l’angolo alla testa può essere ridotto da 60 gradi a non meno di 40 gradi).
I due monitors devono avere un’altezza da terra uguale, da 1,20 m a non più di 1,90 m; questi accorgimenti permettono di sfruttare al meglio le nostre capacità psicoacustiche di posizionare le sorgenti sonore e quindi di sfruttare appieno i vantaggi della stereofonia.

Quando lo spazio dell’ambiente di ascolto lo consente, si raccomanda di mantenere una simmetria rispetto all’ascoltatore, lo stesso spazio che ho a destra dovrò averlo a sinistra, così da avere un ascolto il più equilibrato possibile da entrambe le orecchie.

Un altro suggerimento è di distanziare i monitor dalle pareti almeno 90 centimetri: in questo modo si eviteranno spiacevoli effetti di filtraggio arrestabanda dovuti all’interazione fra le sorgenti e le pareti circostanti che distorcono il suono, tale distanza è buona soprattutto quando si lavora principalmente su voci maschili e femminili. Un posizionamento più rigoroso delle sorgenti e dell’ascoltatore deve essere fatto all’interno di uno studio della correzione acustica dell’ambiente in questione, meglio ancora se supportato da misurazioni opportune.

La lana di roccia è un buon isolante acustico?

Non proprio, la lana minerale a densità bassa e media, così come la lana di vetro, è un buon materiale fonoassorbente ma non spicca per il suo potere fonoimpedente (cioè fonoisolante), se di densità elevata invece è anche un buon antivibrante e quindi si usa in congiunzione ad altri materiali per attenuare le vibrazioni.

È spesso usata all’interno dei tavolati insonorizzanti soprattutto perché smorza le risonanze che si creano al loro interno e attenua la vibrazione delle pareti a determinate frequenze contribuendo ad aumentarne il loro potere di isolamento acustico.

I pannelli piramidali sono fonoisolanti?

No, soprattutto se non sono accoppiati a materiali con una densità (massa) elevata. Ho notato che spesso si fa confusione fra i due concetti di fonoassorbimento e di fonoimpedenza (detta anche fonoisolamento).

La funzione dei materiali fonoassorbenti (piramidali, bugnati, “spugne” ed anche le lane minerali) è principalmente di attenuare le riflessioni sonore che si creano quando il suono colpisce le superfici rigide, essi sono quindi utili a correggere la risposta acustica di una stanza principalmente a frequenze medio-alte (circa dai 400 Hz in su). Questi materiali riducono anche il riverbero della stanza a queste frequenze e quindi il livello sonoro generale al suo interno, ma fanno molto poco per impedire al suono diretto di attraversare le pareti che rivestono.

Per insonorizzare si usano invece materiali dalla massa ben superiore, meglio ancora un insieme di tipologie diverse di questi montati secondo tecniche accurate e specifiche per il livello di abbattimento che si vuole ottenere.

Sto allestendo un piccolo studio in una stanza 4 x 4 metri x 3 metri d'altezza, ma facendo delle prove si sente che i bassi rimbombano nonostante abbia usato del bugnato. Come posso fare?

Purtroppo le dimensioni uguali di lunghezza e larghezza non ti vengono in aiuto, la stanza tende infatti a risuonare ancora di più alla maggioranza delle proprie frequenze di risonanza. I materiali fonoassorbenti classici non intervengono a sufficienza a partire dalle frequenze inferiori ai 400 Hz a scendere e quindi il rimbombo che senti è dovuto proprio al fatto che non hai corretto la risposta a bassa frequenza del tuo studio.

La soluzione è usare un trattamento specifico delle pareti per addomesticare tali risonanze e togliere energia ai bassi del riverbero. Si possono usare numerosi tipi di “trappole” per le basse frequenze, ma già quelle generiche ti faranno notare una differenza, l’ideale è di averle dimensionate e posizionate specificatamente per il tuo singolo caso. Anche qui il mio consiglio è di affidarti ad una consulenza per risolvere correttamente il problema, permettimi quindi di ricordarti che SM offre tale servizio ed un largo range di soluzioni anche a partire da budget decisamente accessibili.

L'unico posto che ho trovato per allestire il mio studio / sala prove è nel seminterrato di un palazzo, si riesce ad insonorizzare a dovere?

, si può fare. Prima bisognerà valutare a fondo la disposizione della stanza rispetto ai vicini ed alla struttura della costruzione; è probabile che sia in cemento armato e questo è spesso una via preferenziale di trasmissione del rumore (che in molti casi può propagarsi in più piani dello stesso edificio).

Le soluzioni di insonorizzazione sono numerose ed andranno scelte anche in base alla tipologia di suoni e di livelli sonori coinvolti, gli orari a cui si vorrà lavorare e ad altri parametri.

Quando entro nel mio studio ho sempre una strana sensazione di sordità, come mai?

Da ciò che mi dici posso immaginare che nel tuo studio sia stata esagerata la quantità di materiali fonoassorbenti per le frequenze medio-alte (piramidali, bugnati, tende, tappeti, “cartoni per le uova”, ecc…), un errore purtroppo molto comune.
Quella strana sensazione di cui parli è dovuta al fatto che la stanza non rifletta più le frequenze in questione mentre invece tenda a “rimbombare” nei bassi (gli effetti più comuni sono la poca chiarezza nel parlato e la poca articolazione nei suoni gravi degli strumenti musicali) proprio perché non si è fatto molto per correggerli.

Per risolvere il problema ti consiglio sicuramente di rimuovere o rivestire con materiali più riflettenti parte dei materiali che hai adesso e di introdurre alcuni materiali specifici alla correzione delle basse frequenze bilanciando meglio il comportamento dell’ambiente.

SM può offrirti numerose soluzioni, da quelle modulari a quelle create su misura per il tuo studio ed i tuoi gusti, integrandole in un progetto acustico che corregga l’acustica della tua stanza, impostandolo dall’inizio o come “bonifica” dell’esistente.

Voglio lavorare in 5.1, che suggerimenti potete darmi? (Ottimizzare l'ascolto Home Theatre)

Sicuramente cura la disposizione delle sorgenti: le cinque a larga banda devono essere tutte alla stessa distanza dalla tua testa e puntate esattamente verso le tue orecchie, il canale destro e sinistro rispetteranno la regola del triangolo equilatero ed assieme al canale centrale (dritto di fronte a te) avranno la stessa altezza da terra (tra 1,20 e al max 1,90 m). I canali retrostanti dovranno essere posti tra i 100 ed i 120 gradi dall’asse mediano centrale (quello che corre dalla tua testa al canale centrale di fronte a te), la loro posizione esatta dipende dal tipo di materiale su cui lavori e dagli effetti che desideri avere, la loro altezza da terra può essere un po’ più elevata rispetto a quella dei canali frontali.

La distanza fra la testa e le sorgenti dipende molto dal modello che vuoi utilizzare, nella puntata scorsa ho suggerito un minimo di due metri ma in certi casi essa può essere inferiore, quindi dovresti riferirti al manuale di installazione dei tuoi monitors per essere più sicuro.

Il subwoofer dovrà essere posizionato con cura all’interno della stanza di modo da ottimizzare l’equalizzazione delle basse frequenze nel punto d’ascolto.
Altre raccomandazioni importanti sono che si rispetti la simmetria destra-sinistro (rispetto alle pareti ed agli oggetti presenti nella stanza), che non vi siano ostacoli ingombranti lungo le linee di ascolto e che si preveda una modifica della correzione acustica attualmente presente nella stanza: i due canali retrostanti implicano infatti un maggiore controllo delle riflessioni e un comportamento diverso dell’interazione sorgenti-ambiente.

Non voglio disturbare chi abita al piano di sopra, che tipo di soffittatura devo usare?

Purtroppo trattare una superficie soltanto non basta ad avere garanzie sull’efficacia di una insonorizzazione. La maggior parte degli edifici in cui viviamo ha una struttura che conduce bene le vibrazioni alle frequenze dell’udibile (si pensi al tipico cemento armato), ciò significa che il suono può aggirare facilmente proprio come vibrazione le singole barriere per vie laterali. Tecnicamente infatti si chiama “trasmissione laterale” quando il suono “entra” nella struttura dalle superfici non isolate della stanza, viaggia come vibrazione nei materiali della costruzione e viene re-irradiata negli ambienti anche non immediatamente adiacenti.

Consiglio quindi sempre di stare molto attenti a riguardo, la garanzia di un buon funzionamento si ha sempre trattando opportunamente tutte le superfici di una stanza, si possono fare delle eccezioni solo dopo un sopralluogo ed un attento esame dei singoli casi.

Quando riprendo più voci in simultanea ho problemi a fare bene i suoni, come mai?

I rientri, si sa, sono fonte di distorsione del segnale. Quando si somma il suono diretto ad una o più sue copie leggermente ritardate nel tempo, come quando si hanno più microfoni aperti nello stesso ambiente, si ottiene qualcosa di diverso dall’originale e questa cosa non è mai apprezzata dagli speaker/cantanti e dai sound engineers. Per questo motivo quando si vuole la massima pulizia si riprende ogni traccia singolarmente, anche se spesso però si è costretti a registrare più sorgenti contemporaneamente (si pensi al caso della diretta).

Rispondo dando come sempre un po’ di concetti veloci guardando la questione dal punto di vista della fisica acustica. La prima cosa a cui pensare è di sfruttare le direzionalità dei microfoni e la loro disposizione nell’ambiente per ridurre i rientri (un cardioide per esempio “pesca” poco dalla zona opposta alla sua membrana); usare delle partizioni mobili può talvolta aiutare anche se le attenuazioni ottenute in questo modo non sono mai enormi.

L’acustica stessa della sala di ripresa conta molto in questi frangenti: per esempio la presenza di una o più superfici dure (vetri, muri intonacati, ecc…) nelle vicinanze dei mics può incrementare il numero e l’intensità dei rientri (al suono diretto si sommano più riflessioni forti); la disposizione dei modi nella stanza può influenzare lo spettro del segnale sonoro emesso e ricevuto. Se la correzione acustica dell’ambiente non è ben bilanciata ci possono essere quindi diversi tipi di guai. Si noti che il problema può sussistere anche nel caso di microfonaggio vicino.

Dualmente anche una sala regia non corretta può dare dei problemi al fonico, se questa stanza ha infatti un’impronta acustica troppo forte essa tenderà a mascherare quella della sala ripresa che si vorrebbe riconoscere in fase di monitoraggio, rendendo questa operazione quasi impossibile.

Sto cercando un nuovo posto per il mio studio, cosa mi consigli di tenere in considerazione?

Sono soprattutto regole di buon senso, non tutte possono essere soddisfatte in un posto solo, soprattutto in città, ma vale la pena tenerle a mente. Se possibile, evita ambienti troppo vicini a sorgenti di disturbo quali fabbriche rumorose, ferrovie, strade di grande traffico, aeroporti, etc. Dei rilievi fonometrici possono essere utili in questa fase.
Anche le linee dell’alta tensione vanno evitate per i disturbi elettromagnetici che possono comportare sulle apparecchiature. Fai attenzione alla posizione delle eventuali abitazioni rispetto alla stanza dello studio. Nota che sono tutti elementi risolvibili, ma penso sia utile evitarli, quando possibile.

Un altro suggerimento è che la stanza che vorresti adibire a studio non sia troppo piccola, così da poterla fare poi ‘suonare’ al meglio: suggerisco una superficie calpestabile maggiore ai 15 mq, evitando ambienti a pianta quadrata.
Le situazioni migliori sono quando si ha la possibilità di intervenire in fase di ristrutturazione, o meglio ancora di progettazione, dell’immobile, in questi casi si riescono a impostare fin da subito molti aspetti importanti.
Una consulenza di una persona esperta potrebbe esserti utile fin dall’inizio, per controllare questi e altri particolari, ed evitare di partire con il piede sbagliato.

A che distanza devo tenere i monitors (le casse frontali) dalle pareti?

Come già detto nelle puntate precedenti, i monitors audio vanno tenuti scostati dalle pareti. Il motivo è che le prime riflessioni provenienti dalle pareti più vicine si sommano nel punto d’ascolto al suono diretto, provocando delle cancellazioni indesiderate a bassa frequenza (filtraggio arrestabanda).

Le soluzioni per ovviare a questo problema sono due: incassare le casse acustiche nel muro o allontanarle, di modo che le cancellazioni accadano al di sotto della frequenza più bassa riproducibile dai monitors stessi (frequenza di taglio inferiore).
Della prima soluzione ci occuperemo prossimamente, mentre della seconda posso fornirvi una semplice formula per calcolare la distanza minima necessaria tra i monitors e il muro retrostante, data la frequenza di taglio fc in Hertz: d>c/(4*fc) dove c è la velocità del suono (in condizioni ambientali standard, 344 m/s) e d viene calcolata in metri.
Per motivi analoghi bisognerà tenere i monitors scostati anche dalle pareti laterali, la distanza dovrà essere almeno i tre quarti di quella appena calcolata. Ricordo che un posizionamento più accurato deve essere studiato appositamente per ogni singolo ambiente e supportato da misurazioni.
Spesso non si ha a disposizione lo spazio per rispettare queste distanze, nelle puntate scorse ho parlato di una distanza minima di 90 cm quando si lavora sul parlato: la voce maschile, infatti, ha le formanti più basse tra i 100 e 175 Hz e così si può evitare che il fenomeno crei problemi (nel caso del cantato l’estensione di un cantante col registro di basso inizia dagli 87 Hz e quindi la distanza consigliata aumenta a 1 metro).

Penso che sia comunque importante essere a conoscenza di questo fenomeno e soprattutto saperlo riconoscere negli studi in cui si lavora. Oltre all’esperienza e all’ascolto di brani di riferimento ben conosciuti, consiglio una semplice analisi della risposta nel punto d’ascolto: può aiutare ad approfondire scientificamente ciò che spesso è percepito a livello di sensazioni e a migliorare quindi il lavoro del sound-engineer, questo tipo di consulenza è uno dei servizi che svolgo per SM.

È meglio avere superfici parallele o superfici storte?

Questa è una questione che, nella branca della fisica acustica che si occupa degli ambienti piccoli, vede due scuole di pensiero spesso contrapposte, la base della discussione è che le superfici parallele tendono a rafforzare i modi di risonanza assiali (risonanze fra due superfici affacciate) e in certe condizioni a creare echi molto fastidiosi (‘flutter echo’) per l’intelligibilità del suono stesso.

Tali motivi hanno quindi diffuso la concezione di evitare pareti parallele: studi sperimentali hanno però dimostrato che l’utilizzo di geometrie irregolari non annulla le risonanze delle stanze, ma le sposta semplicemente in frequenza e nello spazio, per giunta in posizioni non facilmente gestibili con le formule fisico-matematiche a disposizione.
Un trattamento acustico ben studiato (scelta dei materiali e loro posizionamento) può in realtà ovviare ai problemi di una stanza ‘a parallelepipedo ’ , meglio ancora quando si possono decidere le sue dimensioni a priori: sfruttando il vantaggio di avere una situazione canonica, si ha più controllo in fase di progettazione e si possono proporre soluzioni più economiche.

Le forme irregolari (ben dimensionate) sono molto importanti invece nel caso di sale di regia di alto livello, in cui il controllo delle riflessioni è portato al limite e il punto d’ascolto viene ottimizzato al massimo su tutta la banda dell’udibile (20 – 20000 Hz).

Il mio parere è quello di non escludere nessuna delle due ‘filosofie’ a priori, ma di decidere ogni caso alla volta, in base alla situazione specifica, alle esigenze e alle disponibilità del cliente.

Posso usare la mia sala prove come sala ripresa (o viceversa)?

Sì, una sala prove ben trattata può diventare una buona sala ripresa e viceversa. In questi casi è importante sapere dai sound engineers dello studio che strumenti e generi musicali si registreranno, che tipo di riprese si faranno più spesso e anche i loro gusti acustici (c’è chi preferisce ambienti neutri, chi predilige un riverbero più presente, chi non lo vuole…).
Esistono comunque soluzioni ad acustica variabile per ottenere più risposte da parte di una singola stanza, che possono essere predisposte a seconda di quello che si vuole ottenere nelle singole registrazioni.

Deve essere più grande la sala regia o la sala di ripresa?

Solitamente si preferisce avere la ripresa più grande della regia, in questo modo è più facile avere un tempo di decadimento (T60 – detto solitamente tempo di riverbero in ambienti Sabiniani, ben più grandi e meno fonoassorbenti degli studi) più basso in regia rispetto a quello della ripresa.
La regia infatti non deve coprire l’impronta sonora della ripresa con la propria, altrimenti il sound engineer non riuscirebbe a capire appieno proprio l’influenza della ripresa e del posizionamento dei microfoni sul suono che sta registrando.

Qual’è il miglior materiale fonoisolante?

Il più famoso di tutti è il piombo, dalle dubbie proprietà salutistiche, oggigiorno ne esistono comunque di competitivi sia in fatto di resa che di spesa.
Il discorso è lungo e coinvolge una serie di approfondimenti di fisica: il punto comunque importante che voglio sottolineare è che quando si insonorizza non basta affidarsi alle schede tecniche dei materiali, diffidate da chi promette mari e monti solo sulla loro base. I valori misurati in laboratorio che vengono riportati non sono quasi mai replicabili in opera, per di più è sempre dall’utilizzo di più materiali, installati con tecniche e attenzioni specifiche che si ottengono i migliori risultati!

Come ho già detto altre volte ogni situazione merita una sua analisi, per ognuna si possono individuare e pianificare soluzioni diverse.

Perché si incassano i monitors audio principali nelle pareti (flush mounting)?

I monitors più importanti e raffinati sono in grado di scendere in frequenza fino a suoni molto gravi (dai 60 Hz in giù), ciò rende sempre più proibitiva la soluzione di distanziare le casse stesse dalla parete frontale per evitare i già citati ‘buchi’ in frequenza (filtraggio arrestabanda): semplicemente le dimensioni fisiche degli ambienti non consentono il rispetto delle distanze necessarie!

Una valida alternativa è quindi quella di montare le casse con il loro fronte a filo della parete frontale, incassandole nella stessa, eliminando quindi il problema già descritto (dovuto alla somma del suono diretto con la sua replica riflessa sfasata).
Tale posizionamento crea un’amplificazione naturale delle basse frequenze che può raggiungere i +6 dB, essa è dovuta al comportamento del suono in prossimità di qualsiasi superficie piana solida (c’è sempre un aumento delle basse frequenze) e di riflesso si lega all’ accoppiamento della radiazione della sorgente con questi particolari punti delle stanze. La maggior parte dei monitors oggigiorno hanno quindi degli switches sul lato posteriore, specifici per queste situazioni.
Il montaggio delle casse in questo caso è ricco di particolari delicati, rientra nel progetto dell’intero ambiente e va affidato a tecnici esperti in materia.

Vorrei avere una parete vetrata, è una buona idea?

Indubbiamente il vetro ha il suo grande impatto e fascino estetico, oggi si è anche in grado di utilizzare grandi superfici ottenendo al contempo valori elevati di fonoisolamento e quindi è spesso utilizzato (e abusato) negli studi ‘audio’, dove l’ascolto deve essere ottimale.
Consiglio sempre di affidare a un progettista acustico la cura delle dimensioni e del posizionamento dei vetri in questi ambienti (sale regia, speaker, riprese, stanze d’ascolto): esso è infatti un materiale fortemente riflettente in tutto lo spettro udibile e genera quindi delle riflessioni intense.

Sono soprattutto le riflessioni forti, temporalmente vicine al suono diretto, che tendono a corromperlo in maniera irrevocabile (distorsione e modificazione del timbro, perdita di intelligibilità): lo spettro del segnale viene modificato e non c’è equalizzazione che riesca a compensare il fenomeno, perché il problema risiede nel mondo del tempo (somma di suoni al microfono o alle orecchie dell’ascoltatore) e non nello spettro del suono originario. Questo argomento merita una FAQ a sé prossimamente.
Gli effetti tipici descritti dai fonici sono quelli di sentire ‘troppo ambiente’ , di avere dei rientri difficili da gestire e modifiche imbarazzanti dei timbri sonori, spesso troppo “brillanti” o “riverberati” sui medi e gli alti.

Esistono comunque diverse soluzioni progettuali: dall’utilizzo di tende particolari a quello di materiali specifici (trasparenti e non), sempre in uno studio complessivo del sistema stanza-ascoltatore, stanza-microfoni.

A che livelli sonori va ascoltata la musica?

Si sa che stare per molto tempo a livelli sonori elevati crea danni irreversibili all’udito, più il livello sonoro sale e minore è il tempo di esposizione raccomandato per non avere problemi. La legge italiana dice per esempio che superando un valore ponderato (diciamo, semplicemente, ‘mediato’ nel tempo e in frequenza) di 85 dB(A) sulle 8 ore lavorative bisogna iniziare a usare le protezioni; questa è stata fatta probabilmente per il mondo industriale, ma il fatto che il suono in questione sia musicale o vocale non ci rende certo esenti dal problema!

Il fenomeno in realtà è complesso perché coinvolge vari meccanismi di percezione del suono (curve isofoniche in primis) e varia a seconda della frequenza, p.e. i suoni gravi sono meno percepiti e meno dannosi di quelli medi e acuti. Di seguito riporto una semplice schematizzazione della situazione quando si ha a che fare con segnali che hanno forti componenti tonali quali quelli musicali: per ogni ottava di frequenza e livello sonoro in dB ‘puri’, non ponderati, è riportato un massimo tempo di esposizione (ottenendo 5 linee per 5 tempi di massimi di esposizione); per sicurezza consiglio comunque di ascoltare e suonare al di sotto dei limiti riportati.

So che purtroppo sono spesso i clienti a chiedere ai fonici di alzare il livello sonoro, certe volte è il genere di musica o di segnale a richiederlo (p.e. alcune colonne sonore per il cinema), oggigiorno del resto è molto diffuso esagerare coi livelli sonori, anche in cuffia, e di conseguenza ci si adatta. Un piccolo excursus a proposito: pensate che una ricerca ha appurato che i 70enni di un villaggio in una foresta tropicale sentono meglio del 30enne medio Americano, non molto diverso da quello Italiano per esposizione al suono e al rumore, direi che la cosa si commenta da sola!

Insomma, il mio consiglio non può essere che di limitare il più possibile il ‘volume’ sonoro e di diminuire i livelli elevati al tempo minimo indispensabile, intercalando delle lunghe pause di silenzio.

Perché non posso aggiustare i problemi del punto d’ascolto equalizzando il segnale stesso?

Solitamente si ascolta all’interno della distanza critica, cioè a una distanza dalle ‘casse’ dove il suono diretto rimane più forte del suono “d’ambiente” (il riverbero dato dalle superfici e dal contenuto della stanza), ciononostante le riflessioni vicine influiscono modificando ciò che viene percepito dall’ascoltatore. Ciò è dovuto proprio al funzionamento del nostro apparato uditivo, che è in grado di percepire in modi diversi riflessioni aventi un livello fino a – 25 dB inferiore rispetto al suono diretto e ritardi minimi (pochi millisecondi).

La cosa più importante da dire è che se si prova a risolvere la questione equalizzando il segnale in funzione delle ‘magagne’ del proprio punto d’ascolto si rovinerà la qualità del suono diretto rendendolo innaturale: in fase di missaggio/editaggio si otterrà quasi certamente una traccia che suonerà in modo diverso in altri ambienti (spesso povera di bassi, le frequenze più problematiche in questi casi); in una situazione domestica un audio-filo non sarà mai soddisfatto del proprio impianto, proprio perché un orecchio raffinato si accorgerà di questo “trucco”.

Molti sound-engineer di esperienza riescono a ovviare al problema usando p.e. brani di riferimento per comprendere “a orecchio” il comportamento dell’ambiente in cui si trovano e indovinare così un buon risultato finale.
In realtà una stanza con un trattamento acustico corretto darà meno problemi e renderà più ripetibile la possibilità di avere buoni risultati su generi, chiavi musicali e con fonici differenti. Delle misurazioni effettuate usando i monitors stessi, per esempio, possono dare molte certezze sul comportamento del punto d’ascolto e semplificare il lavoro ai tecnici.

Che limiti hanno i box voce / box edit?

Purtroppo limiti di budget e di spazio impongono spesso di realizzare ambienti molto piccoli, paragonabili a vere e proprie cabine, per registrare la voce o per fare editing delle tracce audio. Queste in realtà sono sempre delle soluzioni di compromesso e penso sia importante sottolinearlo.

Tali ambienti non si sposano con un utilizzo dove la qualità del suono debba essere buona: le dimensioni ristrette fanno sì che le risonanze ambientali coincidano con frequenze importanti della voce umana e di gran parte degli strumenti musicali, i fonici descrivono parte di questi fenomeni come “troppo ambiente nella traccia”.
Porto un esempio dalla vita quotidiana, si pensi alla strana amplificazione che si ottiene quando si canta in una doccia, ambiente avente dimensioni simili alle cabine in discussione: il fatto di aver usato materiali diversi per rivestire il box non cambia la posizione in frequenza delle risonanze, legate alle dimensioni geometriche dell’ambiente, per correggere le quali si necessitano soluzioni comunque di compromesso.

Gli spazi ristretti inoltre non permettono di avere un ottimo ascolto dai monitors; la vicinanza delle pareti allo speaker / cantante / ascoltatore fa sì che ci siano molte riflessioni vicine al suono diretto, con tutti i problemi di cui abbiamo già parlato (p.e. quelle provenienti dal tipico vetro divisorio).

Una tabella dei livelli di pressione sonora.

E’ utile avere a mente a che “volume sonoro” si riferiscono i famosi deciBel: qui riporto una tabella con un po’ di valori medi, tutti pesati sulla scala A, che permettono di comprendere una scala di valori, legati a sorgenti più o meno comuni.

Che cos'è la scala A?

Molti di voi me l’avrebbero chiesto comunque dopo aver letto la tabella precedente, ed è molto facile trovare misure riportate in dB(A). Questa risposta deve necessariamente partire da lontano. Il nostro apparato uditivo non percepisce tutte le frequenze allo stesso livello: i suoni gravi vengono percepiti meno intensi rispetto a suoni medio-alti aventi la stessa pressione sonora. Musicalmente ciò significa che affinché il primo MI del pianoforte (41,2 Hz; quello del basso elettrico, per intenderci) sia percepito come allo stesso livello del terzo MI (164,8 Hz) bisogna che venga emesso mediamente a circa 20 dB in più. Un motivo di tutto ciò è la nostra specializzazione nel dover capire al meglio le frequenze della voce
umana, il cui contenuto ‘informativo’ è centrato nelle frequenze medie.

Il fenomeno in realtà è ancora più complesso perché cambia in funzione del livello percepito: esso è descritto infatti dalle curve isofoniche, un grafico che ha sulle assi delle x la frequenza in Hertz, sull’asse delle y la pressione sonora in dB ‘puri’ e diverse linee, una per ogni ‘volume’ sonoro percepito, misurato in “phon”.

Nella figura riporto le curve di Robinson-Dadson che danno valori medi su una popolazione di molti individui. Si noti come la nostra capacità di sentire i bassi migliori alzando il livello sonoro (le curve tendono ad appiattirsi), questo è il motivo principale per cui alzando il volume sonoro dell’impianto i bassi si sentano meglio. Si capisce quindi come le implicazioni di questi fenomeni sui livelli di missaggio e sull’influenza degli ambienti rendano il discorso molto lungo.

La curva A, assieme a quelle B e C, sono state inventate quindi per correggere i deciBel ‘puri’, misurati dagli strumenti di misura, riportandoli a una scala vicina al nostro modo di percepire le intensità sonore.
La curva A è la più usata e segue la curva dei 40 phon (livelli medio bassi), la curva C segue la curva dei 100 phon (p.e. è usata molto nel mondo dell’aeronautica), mentre la curva B, intermedia, non viene quasi mai usata. Esse possono essere trovate su tutti i libri di Acustica generica.

Che effetti ha la stanza sulla percezione del suono?

Ne abbiamo già parlato più volte: la stanza interagisce col suono fin dalla sua emissione dall’impianto audio, modificando ciò che arriva alle nostre orecchie e quindi ciò che percepiamo.
I fenomeni sono sia fisici che fisiologici, oggi ne riassumiamo semplicemente gli effetti principali, indesiderati da chi vorrebbe la massima qualità dell’ascolto e della riproduzione (fonici, musicisti, audiofili, ecc. ), facendo dei piccoli esempi:

Modifiche del timbro sonoro, sentiamo il suono come se fosse equalizzato dalla stanza a suo piacimento, detto musicalmente alcune note suonano ben più intense di altre, anche a distanza di un semitono;
Effetti di spazializzazione distorti, ciò può rovinare l’ascolto, p.e. di colonne sonore particolari o di lavori fatti coi moderni software di simulazione, ma non solo;
Mascheramento eventi brevi, un riverbero troppo lungo o riflessioni troppo forti possono coprire e nascondere molte finezze, p.e. di un campione o di un passaggio musicale;
Perdita di chiarezza del parlato, tipicamente le voci maschili diventano cavernose in ambienti troppo piccoli, d’altra parte i riverberi lunghi di ambienti più grandi compromettono l’intelligibilità stessa delle parole;
Perdita di articolazione dei bassi, il basso perde mordente e suona ‘pasticciato’, inarticolato;
– Forti variazioni di qualità da un punto all’altro della stanza, il sound engineer sente in un modo mentre il cliente, il produttore o l’ospite un metro da parte sente tutt’altro!

I classici portauova servono a qualcosa?

Effettivamente hanno un’ azione fonoassorbente (ricordo, non volta a isolare il suono nella stanza ma a migliorarne la qualità all’interno). Essa in effetti è migliore di quanto ci si potesse aspettare: in America si sono scomodati a misurarne il coefficiente di assorbimento acustico in camera riverberante e i risultati sono interessanti, riassumendoli, il valor medio nelle ottave dai 250 ai 2000 Hz (NRC) è pari al 40% (il classico piramidale poliuretanico 20+50 rende meglio con un NRC medio del 54%) .

Come tutti i fonoassorbenti ‘resistivi’ di poco spessore applicati sulle pareti, agiscono veramente dai 500 Hz in su proprio per lo spessore esiguo, inoltre hanno un picco intorno agli 800 Hz ed uno vicino ai 2000 Hz dovuti al loro pattern e alle dimensioni geometriche.

La loro forma vagamente ‘piramidale’ gli permette di rompere il fronte d’onda con un’azione quindi fono-diffondente, voglio sottolineare però che la regolarità delle forme limiterà questo fenomeno ad una banda di frequenze molto stretta, rendendo quindi blando anche questo fenomeno.

Il vantaggio di questi materiali è sicuramente l’estrema economicità che li rende appetibili a chi cerca il massimo risparmio; bisogna comunque considerarli per quello che sono: un ripiego, sottolineo che non sono ignifughi, caratteristica importante da tenere in considerazione in ambienti spesso pieni di linee elettriche e di apparecchiature ‘calorose’ e che la qualità che danno alle stanze non è solitamente amata dai professionisti.

Quanto spazio porta via un'insonorizzazione?

Dipende dal tipo di superficie considerata (materiali e tecniche costruttive) e dal livello di isolamento acustico richiesto, SM ha sviluppato tecniche che massimizzano la resa riducendo ingombri e pesi, usando materiali ignifughi e atossici.
Riusciamo infatti a realizzare controsoffitti e contropareti fonoisolanti che ingombrano dai 3 cm in su, pareti fonoisolanti spesse fin da 9 cm e pavimenti antivibranti che occupano dai 4 cm a crescere.

A cosa servono i pannelli divisori?

Sicuramente ad attenuare la propagazione del suono diretto tra punti vicini. Ne esistono di tutte le forme e dimensioni, sono utili negli studi e nei live per diminuire i rientri fra microfoni, vengono usati negli uffici e negli open spaces per aumentare la privacy fra le postazioni.

Voglio ricordare però che la funzione di isolamento acustico di qualsiasi barriera e divisorio non è mai miracolosa, (i suoni gravi tendono infatti ad aggirare gli ostacoli facilmente e possono essere contenuti solo da una chiusura completa); rimangono comunque uno strumento molto utile nei progetti di trattamento acustico degli ambienti, soprattutto se concepiti appositamente, cioè con il giusto grado di fonoassorbenza e fonoisolamento, come quelli realizzati da SM.

Quando percepiamo il campo riverberante?

Esso è quella parte del campo sonoro dovuta dalla risposta dell’ambiente ai suoni presenti al suo interno (detto campo diretto); è sempre presente negli ambienti chiusi e semi-chiusi della nostra quotidianità, dove la maggior parte delle superfici sono dure e quindi riflettenti al suono (p.e. stanze, saloni, corridoi, portici, tunnel…). Siamo talmente abituati a percepirlo e poco inclini a sfruttarne l’informazione che porta da non accorgerci della sua esistenza. Ho già detto come le persone non vedenti lo sfruttino invece egregiamente per la localizzazione. È chiaramente percepibile quando si battono le mani in una stanza vuota o spoglia.
Un esempio preso dal mondo accademico sta alla base dell’effetto “cocktail party”, lo abbiamo provato tutti, per esempio a scuola o, per l’appunto, alle feste: quando molte persone si mettono a parlare contemporaneamente in una sala si crea un
rumore di fondo incomprensibile e fastidioso (l’effetto in psicoacustica si riferisce poi alla capacità dell’apparato uditivo di focalizzarsi sui singoli discorsi vicini distinguendone il contenuto informativo).

Quel brusio che spesso porta ad alzare di nuovo la voce e con un feedback positivo diventa esagerato, contiene la risposta della stanza, in questi casi riusciamo a notare il campo sonoro riverberante dell’ambiente.

A che frequenza corrispondono le note musicali?

Riporto una tabella utile in tante situazioni, essa ci dice a che frequenza corrisponde il suono fondamentale di ogni nota. Per semplicità si è riportata solo la prima ottava del pianoforte e si è considerato il sistema temperato usato oggigiorno (in cui i suoni alterati coincidono, p.e. il re bemolle è uguale al do diesis).
Dato che ad ogni ottava corrisponde il raddoppio della frequenza (il motivo è insito nel funzionamento dell’udito), per trovare le note delle ottave superiori basterà continuare a moltiplicare le frequenze qui riportate per 2.
Un paio di esempi veloci: il primo MI del basso elettrico è a 41.2 Hz, il primo MI della chitarra, un’ottava sopra, sarà a 41.2 x 2 = 82.4 Hz; il LA del diapason a 440 Hz sarà quindi 440/55=8 log2 (8)=3 ottave sopra la prima ottava del pianoforte (oss. 2^3=8).

Che soluzioni esistono per la correzione acustica?

Oggigiorno il mercato propone numerosi materiali che hanno proprietà fonoassorbenti e fonodiffondenti. In questi casi fino a pochi anni fa l’estetica pesava su di essi, soprattutto quando era coinvolta molta manodopera specializzata.
Negli ultimi anni abbiamo però individuato nuovi materiali dal rapporto qualità/prezzo interessante, essi hanno un buon look e conservano ottime proprietà di fonoassorbenza (un esempio in opera nella prima figura, trattamento acustico di un project studio: Romeo Chierici, Reggio Emilia). In SM ho inoltre curato lo sviluppo di pannelli modulari basandomi sulle proprietà di risonanza delle cavità e dei diaframmi ma non solo.

Essi sono appendibili alle pareti, quindi rimovibili e facilmente spostabili per poter creare situazioni di variabilità. E’ stata curata una gamma di possibili finiture che ha permesso di differenziarne il prezzo finale, i pannelli possono essere finiti p.e. in legno grezzo, in essenza legno, dipinti, etc. (nella seconda fotografia pannelli in legno faggio applicati in opera per la bonifica acustica di una regia audio già esistente: Preludio, Milano).

L’offerta è quindi variegata, comprende altre soluzioni (alcune in fase di sviluppo) di cui discuteremo nelle prossime puntate: ovviamente consiglio che l’inserimento di questi elementi sia supportato da una dovuta attenzione ai materiali e agli oggetti già presenti nell’ambiente, all’ utilizzo di quest’ultimo, ancor meglio dopo una campagna di misure, tutti servizi che svolgiamo come sempre con passione e attenzione.